La nostra analisi

Premessa

La Val Bisenzio comprende i comuni di Vernio, Vaiano e Cantagallo e si estende complessivamente per 192,25 Kmq e comprende quattro Aree naturali protette: Anpil Monteferrato, Anpil Monti della Calvana, Anpil della valle della Carigiola – Monte delle scalette. Un territorio ampio dove storia, ambiente e natura convergono.

Le trasformazioni

Dopo un lungo periodo di grandissima vitalità industriale a partire dalla metà del secolo scorso, nell’ultimo periodo la zona della Val Bisenzio e più in particolare Vernio e Cantagallo hanno visto un relativo invecchiamento della popolazione e soprattutto, per i propri residenti, di spostarsi nei comuni limitrofi per recarsi al lavoro.

L’impoverimento del settore manifatturiero ha fatto sì che nascesse un pendolarismo dalle montagne verso la città o zone logisticamente più attrezzate ad ospitare comparti industriali.

E’ un fenomeno noto e abbastanza di uso in zone appenniniche come quella tosco-emiliana e alla quale cittadini e istituzioni hanno cominciato a dare risposta riscoprendo vocazioni e tradizioni che si stava perdendo e a evolendo.

Non è un caso allora se anche qua come in tante altre zone d’Italia si stia riscoprendo il lavoro agricolo, le produzioni tipiche e artigianali, le attività venatorie e non ultima la ricettività e la ristorazione.

La Val Bisenzio possiede una storia di via di passaggio e attraversamento che collegava e collega ancora due città strategiche per l’Italia: Bologna e Firenze e questo ha da sempre comportato una tendenza del territorio a dotarsi di strutture per l’accoglienza dei viaggiatori.

A evolitasi forse nel corso della fase a più alta industrializzazione si nota ora una rinnovata vitalità che però ha bisogno di strumenti e strutture per crescere e esprimere al meglio le potenzialità della zona.

Alcuni dati

E’ significativo notare che da recenti ricerche risulta come la permanenza media nelle strutture della Valle è più alta di quella di altre zone della provincia, come ad esempio il Montalbano. La più elevata permanenza nella Valle del Bisenzio può essere letta ipotiz- zando un diverso tipo di turismo, maggiormente consapevole della scelta più attenta a tematiche sociali, naturalistiche e sportive.

L’intera Val Bisenzio è costellata da sentieri CAI, vi è una delle tappe della Grande Escursione Appenninica, ha una natura fiorente e pressoché incontaminata con ampi boschi e la possibilità di fare trekking e passeggiate.

E’ potenzialmente un posto ideale per chi ama la mountain bike e si è recentemente dotata di una ippovia che va comunque sottoposta a cura e manutenzioni.

Stanno nascendo con fatica ma anche vitalità piccole realtà che a partire dai mestieri tradizionali stanno a rontando anche in modo creativo il mercato moderno. Produttori di olio, macellazione e trattamento delle carni di cacciagione, confetture, formaggi, oggetti di disegn e falegnameria, lavorazione del marmo e delle pietre. Senza dimenticare lo storico settore legato al tessile che sta facendo nascere piccole e interessanti esperienze creative.

A questo si possono aggiungere una serie di iniziative già forti e presenti sul territorio come la Fiera di San Giuseppe, la manifestazione da Piazza a Piazza, la rievocazione storica della Festa della Polentina, che non sempre però in termini di attenzione ed esposizione mediatica sono riusciti a varcare i confini della Provinica di Prato e forse non sono mai stati inseriti pienamente in un sistema coordinato di promozione.

Le potenzialità

In un raggio di 40 minuti di automobile è possibile raggiungere Firenze, Prato, Bologna, Pistoia. 

L’appartente isolamento della zona, dovuto a scarsi investimenti infrastrutturali negli scorsi anni, può essere quindi visto sì come un limite ma anche come una grande potenzialità soprattutto per intercettare un turismo che non sia mordi e fuggi. La vocazione turistica della Val Bisenzio deve essere a un viaggiatore la cui permanenza media sia intorno ai 7 giorni o che comunque vada dai 3 giorni del classico ponte weekend in su.

Il tema non è quindi la competizione ma la complementareità dell’offerta.